Ilaria C.
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Nuraghe Piscu - Suelli
Il Nuraghe Piscu è un imponente complesso nuragico con villaggio annesso, appartenente alle fasi finali dell’Età del Bronzo e alla successiva Età del Ferro. Sorge in posizione strategica su una collina marnosa a 250 mt s.l.m. Il sito è noto anche con i nomi “Sa Turri”, “Sa Domu de S’Orcu” e “Nuraxi Biscobu”, suggerendo legami medievali con la proprietà episcopale suellese. È costituito da una torre centrale con diametro di 11 metri e altezza residua di 9,10 metri, priva della scala che conduce alla terrazza. All’interno, la camera circolare misura 5,20 metri di diametro ed è alta 2 metri. Attorno alla torre si sviluppa un bastione quadrilobato che include un cortile a cielo aperto, accessibile tramite un corridoio con nicchie laterali. Le mura sono costruite con blocchi di marna subquadrati, disposti a secco su filari regolari. L’intero complesso è inoltre cinto da un antemurale turrito che racchiude capanne circolari e vani rettangolari. Il sito presenta tracce di frequentazione continue dal XVI al VII secolo a.C., come attestano le stratigrafie che identificano vari momenti abitativi. Nonostante si ipotizzi una fase medievale, non sono stati rinvenuti materiali riconducibili a quell’epoca, né sono stati studiati reperti di epoca romana. Numerosi reperti testimoniano un’intensa frequentazione e attività produttiva:
· una grande giarra interrata e coperta da una lapide, con tracce di ostriche, cenere, corna di cervo, zanne di cinghiale e ossa di capre
· pezzi di macine in pietra vulcanica provenienti da Nurri e marmo bardiglio (probabilmente da Mandas) probabilmente utilizzato come conciatoio per pelli
· una lancia in bronzo lunga 50 cm, insieme a frammenti metallici ossidati e vasellame
· due modellini di nuraghe in pietra calcarea tenera, uno forse votivo alto 4,2 cm con diametro di 15,5 e l’altro alto 15 cm, stesso diametro ma privo di decorazioni vennero rinvenuti nel cortile del quadrilobato
· grano carbonizzato rinvenuto nella torre sud-est in una conca ovale in bronzo
· reperti provenienti da contesti locali, etruschi e greci, tra cui una protome di cervo in bronzo collegata a una navicella
· un’ anfora fenicia e 322 reperti recuperati negli anni ’80
· materiali esposti al Museo “A. Sanna” di Sassari (pestelli, bacile di rame, vasellame decorato) e al Museo Archeologico di Cagliari (matrice di fusione probabilmente di una spada o uno scalpello)
· un pozzo scoperto nel cortile interno, contenente tre fittili esposti a Bologna nel 1871: una brocca askoide decorata, una pseudoanfora/fiasca da pellegrino e una lucerna cuoriforme priva di manico
· una fornace nella capanna n. 4 e una vasca di lavorazione artigianale, associata a cenere, resti faunistici e fittili vascolari; anche la capanna n. 5 ospita un forno e una vasca
In ordine cronologico:
1854: l’archeologo Giovanni Spano visita il sito, allora semisepolto
1860: primo sgombero, effettuato casualmente dal proprietario del terreno il Cav. Bartolomeo Casu ma rivelatore di una camera centrale intatta
1918: l’archeologoTaramelli segnala una steatite frammentaria di 24 cm proveniente dal nuraghe
1962: l’archeologo Lilliu classifica il complesso come quadrilobato, con quattro torri agli angoli
1974: varie arature sul pendio riportano alla luce materiali anche di provenienza esterna all’isola
1980/1986: scavi sotto Vincenzo Santoni evidenziano attività artigianali e scoperte significative come il pozzo non rilevato da Lilliu
Purtroppo, alcune operazioni di scavo (in particolare nel XIX secolo) furono condotte senza alcun criterio stratigrafico, senza catalogazione né supervisione scientifica. Parti della struttura vennero demolite nel 1800 per accedere alla camera centrale, e la “stela quadrata su piedistallo rotondo” menzionata da Spano nel 1867 non è stata ritrovata.