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La lettera per Natale del vescovo agli sposi e alle famiglie

Continua...

Sì, si tratta proprio di “aprire le porte” alla speranza che Lui ci ha portato, alla sua presenza luminosa capace di cambiare il modo di vedere ogni cosa, di allargare i confini del nostro amore e di rinnovare ogni progetto di vita. Proprio l’ultima Parola di sigillo alla rivelazione biblica, il libro dell’Apocalisse, dice con soave forza di consolazione: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 3,20.22).

Abbiamo appena terminato l’anno Giubilare straordinario della Misericordia, nel quale ciascuno è stato invitato a ricevere e ridonare l’amore misericordioso del Padre: “Siate misericordiosi come il Padre” (Misericodiae Vultus, 13) e ad aprire la porta del perdono divino al fratello bisognoso di un amore sanante. Dice il Papa: “La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno” (M.V., 12). Ora, questa Sposa di Cristo vive nella concreta ferialità e nella tenerezza degli affetti familiari, come luogo sorgivo di vita e cura continua, ossia come “culla della vita” e “palestra di umanità”. La famiglia ha sempre bisogno della misericordia divina e la Chiesa ha estremo bisogno di famiglie rinnovate da questo amore di perdono incondizionato e di carità generosa. Non di famiglie finte o ipotetiche, ma di famiglie concrete, fragili eppure disponibili a “sporcarsi le mani” con la carità di Cristo, umili nel chiedere e ricevere il suo perdono. Nella mia Lettera per l’inizio dell’Anno pastorale “Il Regno di Dio è vicino” ho espresso chiaramente la necessità di mediare la Evangelii Gaudium, vero programma di pontificato di Papa Francesco, anche dentro le sfide del mondo familiare odierno. Così, nei capitoli quarto e quinto ho voluto presentare l’urgenza di rievangelizzare il matrimonio e la famiglia, sia nell’annuncio gioioso e convinto, sia nella cura delle fragilità e nel sostegno al dolore. Seguendo questi ragionamenti, ora vi invito a leggere e meditare l’Amoris Laetitia, nella certezza che con la Grazia di Dio possa essere un utile strumento di conversione e di miglioramento per ogni famiglia, in qualsiasi situazione. E a questo riguardo, intendo offrirvi tre “luci” per vedere meglio la bellezza dell’amore che lì viene proposto, la concretezza delle esistenze che vengono considerate e la voglia di guadagnare tutti a Cristo, nessuno escluso.

La prima luce è rappresentata dalla gioia di riassaporare il Vangelo vissuto nella vita quotidiana, nel ritrovare lo smalto del sorriso sincero e della speranza scintillante anche nei sentieri più bui. Papa Francesco coglie ogni occasione per annunciare che Gesù ha portato la gioia vera, quella che non tramonta, perché ancorata al suo amore misericordioso e risorto. Il Vangelo di Luca molte volte ci presenta questa gioia, come, in maniera evidente, nel celeberrimo capitolo 15. La mancanza di bene ci rende la vita grigia, spesso insensata e in fondo invivibile. Ecco la donna del Vangelo (la parabola della “dramma persa e ritrovata”) che sperimenta come ogni ricerca sincera è anelito di bene, ma ogni ritrovamento è davvero momento di Grazia, nel senso di immeritato compenso sovrabbondante. La gioia esprime il movimento che va dalla disperazione alla speranza, dalla perdita alla vittoria. Quella data da Cristo, poi, ha le caratteristiche della pienezza e della permanenza, perché Lui è fedele pur nelle nostre fragilità. Care famiglie, riscoprite la gioia di ascoltare il Vangelo, di abitare la Chiesa e di affidarvi alla divina provvidenza; riscoprite la gioia di stare insieme in semplicità.

Una seconda luce per comprendere meglio l’Amoris Laetitia viene ispirata dalla parabola della “pecora smarrita”. La misericordia di Dio in famiglia spesso vuol dire andare a prendere quella persona ferita o che si sta allontanando. Non servono i proclami o le soluzioni dettate da giudizi; qui bisogna convincere con l’esempio, con la pazienza e l’amore che si sa abbassare per raccogliere, mettere sulle spalle e portare al maggior bene. Bisogna farsi carico delle situazioni più dolorose, faticose o comunque bisognose di un annuncio più alto. Questo significa avere gli occhi aperti, le ginocchia abbassate e le mani protese verso il tuo prossimo, mani che profumano di perdono.

Papa Francesco chiede a tutti di “uscire” per “integrare” ogni esistenza concreta nella famiglia di Dio, la Chiesa.

Infine, serve accendere una terza luce, quella dell’evangelizzazione. Dio Padre esce per abbracciare e baciare quel figlio che si era allontanato; come pure esce pazientemente per spiegare il suo amore al figlio sempre vicino, eppure ancora così lontano (parabola del “Padre misericordioso”). Il Vangelo ci invita a fare altrettanto anche in famiglia: ogni piccola chiesa domestica sia un motore di evangelizzazione, con quel linguaggio feriale e casalingo che sostiene ogni vita. C’è estremo bisogno di far emergere quel Cristo che già abita in noi, per poterlo innervare in ogni dove e annunciare sinceramente a tutti, soprattutto ai più lontani: spesso questi sono proprio quelli di casa. Nel cammino storico di ogni esistenza si ascolta il grido, a volte muto a volte tonante, del desiderio di bene, della voglia di un amore che riempia per sempre. Amoris Laetitia ci chiede ancora una volta di mettere tutto e tutti sotto la calda luce del Vangelo; solo così potremo affrontare problemi invalicabili come sfide serie ma possibili.

L’augurio allora più sincero è che questo santo Natale sia occasione di Grazia per riassaporare la gioia nelle vostre case, la misericordia nelle vostre famiglie e la passione del vangelo in ogni cuore!

Buon Natale a tutti,

Brescia, 17 dicembre 2016

vostro vescovo Luciano

 

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